
Le avevano dedicato una pagina per ricoprirla di insulti. Un sesto ragazzo coinvolto non è imputabile, aveva meno di 14 anni all'epoca dei fatti.
Cinque minorenni di Piacenza sono stati denunciati per diffamazione ai danni di una loro ex insegnante: per ingiuriare la professoressa avevano creato apposta un gruppo su Facebook, il famoso social network utilizzato per condividere foto, filmati e brevi messaggi di testo.
I cinque ragazzi, autori della pagina dedicata all'insegnante, hanno tra i 14 e i 15 anni: alla creazione del gruppo su Facebook ha partecipato anche un sesto minorenne che non è imputabile perchè all’epoca dei fatti aveva meno di 14 anni. Il reato di cui dovranno rispondere è diffamazione a mezzo Internet, ma rischiano anche di essere condannati a un congruo risarcimento del danno in sede civile se la professoressa, come è molto probabile, lo chiederà. A rispondere dal punto di vista civilistico in solido saranno i genitori dei ragazzi.
I cinque ragazzi, autori della pagina dedicata all'insegnante, hanno tra i 14 e i 15 anni: alla creazione del gruppo su Facebook ha partecipato anche un sesto minorenne che non è imputabile perchè all’epoca dei fatti aveva meno di 14 anni. Il reato di cui dovranno rispondere è diffamazione a mezzo Internet, ma rischiano anche di essere condannati a un congruo risarcimento del danno in sede civile se la professoressa, come è molto probabile, lo chiederà. A rispondere dal punto di vista civilistico in solido saranno i genitori dei ragazzi.
I sei ragazzi a gennaio hanno deciso di creare un gruppo sul social network Facebook su una loro ex insegnante di materie letterarie nell’anno scolastico 2007-2008, quando frequentavano la terza media in una scuola di Piacenza. Il gruppo era dedicato a chi aveva avuto la professoressa e conteneva commenti ingiuriosi su argomenti vari, dai metodi didattici a valutazioni personali sulla donna.
L’insegnante ha scoperto il gruppo a lei dedicato andando su Facebook: nello spazio ha anche trovato una sua foto pubblicata illecitamente, e a metà giugno ha sporto denuncia. La polizia postale ha fatto così partire le indagini, risalendo all’identità dei ragazzi tramite l’indirizzo Ip del computer che aveva pubblicato il materiale.
Che aquile...
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